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Visualizzazione dei post da Marzo, 2018

Tamara de Lempicka: il corpo

L'autenticità di un corpo. Innanzitutto, un corpo è volume. O meglio, complesso di volumi. Volumi disegnati secondo una geometria irregolare, imprevedibile, a tratti scivolosa, a volte affilata. Ma agli occhi sensibili di chi guarda il mondo come spazio, la prima facoltà del corpo è quella di occupare lo spazio, fin quasi ad amplificarlo.
Un corpo è spazio rubato, come gemme strappate alle rocce. È intagliato, agitato. Un corpo è l'atto finale di un contratto col mondo. A qualcosa di misterioso è concesso un ricettacolo pronto a snodarsi sotto il suo impeto. Alla vita è dato un corpo per riempirlo, sentirsi essa stessa sazia di sé, compressa fino ad esplodere.
Esplodere nel dispiegarsi di un movimento. Nel movimento sembra potersi cogliere il ritratto della vita.


Il fascino di Vermeer

Il pittore della luce. Titolo d’onore che Vermeer condivide con altri grandi. Ma, nonostante la luce fosse la grande domanda della sua arte, chissà quante volte fra i pensieri di un ammiratore ne sia stato scoperto uno un po’ spavaldo, subito zittito: non è solo questione di luce.
È il resoconto, il diario di chi si sia appostato in attesa del momento giusto, della luce giusta, lo ammetto. Ma quando la luce va a scoprire una macchiolina vermiglia, come non sentire tutto il peso dei pensieri taciuti, l’elegante sforzo di una mano che sfiora il mento, il timore di sprofondare?



Si tratta anche di colore. Due lacci di fuoco che scorrono, dimentico cosa siano, mi chiedo se stiano pulsando. 
Dal buio emerge una fronte dal riflesso discreto, sicuramente più discreto del bagliore della lettera, un lampo che squarcia il colore, pizzica l’occhio. È la storia di due sguardi. Per il nostro non c’è spazio.

Vermeer ci ha messi a spiare. Ci riempie di desideri, e non ce ne esaudisce nessuno. Non ci fa…