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GEORG SIMMEL・STUDI SU REMBRANDT

Due saggi, prodotti per la rivista "Logos" nella prima decade del '900 dal filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel, dedicati all'interpretazione dell'opera del pittore di Leida. Una lettura che offre l'opportunità di avvicinarsi alla speculazione dell'autore, ma suppongo anche di riscoprirla in un ulteriore campo, quello estetico. Più affascinante, forse, la possibilità di venire istruiti su come mettere a fuoco l'immagine nell'ammirare l'arte di Rembrandt.

Trovarsi di fronte ad un capolavoro, e non sapere quali domande fargli, se non addirittura dove, su quale sua parte indugiare con lo sguardo. Lasciare che qualcuno ci discopra le vie della percezione, dello sviluppo di una nostra peculiare sensibilità, via diretta verso un nostro originale pensiero e, ancor più prezioso, verso un piacere davvero goduto; in un solo verbo, informarsi: ecco ciò che ci permette di dare un senso e dimensioni più definite ad una ammirazione altrimenti miope. 

Nel caso di Rembrandt, nostra guida potrebbero essere questi Studi simmeliani. Il filosofo inizia la sua analisi partendo dal tratto, dal segno che delinea la figura. Ebbene, già il solo tratto di Rembrandt si rivela specchio e lettura della realtà, della vita. 

Cos'è la vita? La vita è il divenire, il continuo tramutarsi in forma della potenzialità, il passato che si spinge nel presente ponendo le premesse per il futuro. È questo movimento che Simmel coglie nel tratto, e da lì nelle figure, di Rembrandt. Non una rassegna del passato, ma l'impressione del suo esserci nel continuo fluire che è la vita, la quale è quindi presente - nella totalità della sua essenza - in ogni istante.

Georg Simmel (1858 - 1918)
Il concetto è continuamente rinnovato all'interno del discorso, assume quasi i contorni di un leitmotiv, scelta forse dettata dalla necessità di tenerlo sempre presente come chiave interpretativa e punto di partenza dello sviluppo degli altri aspetti studiati. Fra questi, forma e religiosità. Simmel, nel trattarli, si serve del confronto con l'arte classica e col ritorno della sua ideologia atemporale, nel Rinascimento, al servizio dei grandi spiriti creativi di quell'era. 

Se lì la forma possiede un senso indipendente dalle figure e la struttura della composizione è portatrice di un significato valido anche al di fuori di essa, in Rembrandt la forma è il "divenuto" di quelle figure, che continua il suo movimento per il fluire della vita e il depositarsi del passato, e l'unità strutturale è data dall'incontro di queste correnti esistenziali. Si ripete l'accostamento per scoprire la diversa qualità attribuita alla religiosità: nel Rinascimento, parola, dogma che scende a pregnare di senso e rendere riconoscibile l'individualità; in Rembrandt, elemento inscindibile dall'esistenza che sgorga dal profondo dell'individuo, il quale è tale in quanto testimone del flusso della vita.

"La compagnia del capitano Banning Cocq", meglio conosciuto come "Ronda di notte" (Rembrandt, 1642)

Confesso che la comprensione del contenuto di queste pagine non è stata sempre agevole, anzi ha richiesto numerose riletture e riflessioni. E, nonostante ciò, mi accompagna la sensazione di non aver colto tutto. D'altra parte, il guadagno è stato ingente in termini di elementi acquisiti per raggiungere un'osservazione più consapevole e per decifrare i moti emotivi che possono provenirne. Una lettura di cui questo articolo ha l'intenzione di delineare lo scheletro, con voluta ed inevitabile approssimazione e con la speranza di comunicarne il fascino della totalità. Insomma, un invito ad affrontare questi Studi su Rembrandt, anche come l'inizio di un nuovo rapporto con l'arte.

Titolo: Studi su Rembrandt
Autore: Georg Simmel
A cura di: Lucio Perucchi
Casa editrice: Abscondita (collana Miniature, n.44)
Pagine: 103
Prezzo: € 12,00

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